Punti salienti
Cosa vedere nel museo
La visita al museo include l'accesso alla cripta gotica dove si trova il sarcofago identificato con la Tomba di Giulietta.
Si scende per strette scale nella cripta sotterranea, ambiente suggestivo con volte basse e penombra che crea un'atmosfera romantica e malinconica.
Il sarcofago di marmo rosso di Verona, risalente al XIV secolo, è vuoto e probabilmente non fu mai utilizzato come sepoltura, ma la sua presenza nella cripta ha alimentato la leggenda.
Scopri il Museo degli Affreschi
Il Museo degli Affreschi Giovan Battista Cavalcaselle è un museo specializzato dedicato alla conservazione e all'esposizione di affreschi staccati provenienti da chiese, palazzi e edifici veronesi demoliti o ristrutturati tra Ottocento e Novecento. Situato nell'ex convento francescano di San Francesco al Corso, il museo custodisce una preziosa collezione di pitture murali dal XII al XVI secolo che documentano l'evoluzione della pittura veronese dal romanico al Rinascimento. Il nome del museo onora Giovan Battista Cavalcaselle (1819-1897), storico dell'arte veronese pioniere nello studio della pittura italiana.
Esperienze correlate
Il complesso museale comprende anche la suggestiva cripta gotica che ospita il sarcofago tradizionalmente identificato come la Tomba di Giulietta, meta di pellegrinaggio per gli innamorati di tutto il mondo che vengono a rendere omaggio alla tragica eroina shakespeariana. Il chiostro quattrocentesco del convento offre un'oasi di pace dove ammirare l'architettura francescana.
Storia del convento e del museo
Il convento francescano di San Francesco al Corso
Il convento fu fondato nel XIII secolo dai Frati Minori Francescani che si stabilirono a Verona pochi decenni dopo la morte di San Francesco (1226). I francescani scelsero quest'area, allora periferica rispetto al centro cittadino, per costruire il loro convento secondo l'ideale di povertà e semplicità dell'ordine. La chiesa conventuale, dedicata a San Francesco, fu costruita in stile gotico con navata unica, come tipico delle chiese mendicanti, per favorire la predicazione.
Il chiostro, edificato nel XV secolo, è un elegante esempio di architettura conventuale con arcate a tutto sesto sorretto da colonne binate e un pozzo centrale. I frati vivevano nelle celle disposte intorno al chiostro, dedicandosi alla preghiera, allo studio e all'assistenza ai poveri. La cripta sotto la chiesa, costruita in epoca medievale, serviva come luogo di sepoltura per i frati e per alcune famiglie nobili veronesi benefattrici del convento.
Durante i secoli di attività (XIII-XVIII secolo), il convento divenne un importante centro religioso e culturale, con una biblioteca ricca di manoscritti e una scuola teologica frequentata da studenti provenienti da varie città del Veneto. Nel convento soggiornarono figure importanti dell'ordine francescano e si tennero capitoli provinciali che riunivano i rappresentanti dei conventi veneti.
Le soppressioni napoleoniche e la Tomba di Giulietta
Con le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi (1797-1810), il convento fu chiuso, i frati espulsi e gli edifici confiscati. La chiesa fu sconsacrata e utilizzata prima come magazzino militare, poi come deposito comunale. Durante l'Ottocento romantico, quando la storia di Romeo e Giulietta divenne famosa in tutta Europa grazie al dramma di Shakespeare, il sarcofago di marmo rosso conservato nella cripta del convento venne identificato con la Tomba di Giulietta.
Questa identificazione, pur non avendo basi storiche certe (Romeo e Giulietta sono personaggi leggendari), catturò l'immaginazione dei visitatori e la cripta divenne meta di pellegrinaggio romantico. Scrittori, poeti, artisti del Grand Tour visitavano la tomba lasciando dediche, fiori, lettere d'amore. Tra i visitatori famosi si annoverano Lord Byron, Charles Dickens e molti altri che celebrarono nei loro scritti la visita alla tomba dell'infelice eroina.
Il Comune di Verona, riconoscendo il valore turistico e simbolico del luogo, sistemò la cripta rendendola accessibile ai visitatori e creando intorno ad essa il mito della Tomba di Giulietta che ancora oggi attira migliaia di persone. Accanto al sarcofago, i visitatori lasciano biglietti d'amore, dediche, promesse, mantenendo viva una tradizione romantica che dura da due secoli.
La creazione del museo degli affreschi
Nel 1973, gli spazi dell'ex convento francescano vennero trasformati in museo dedicato agli affreschi staccati. La tecnica dello stacco degli affreschi, sviluppata nel XVIII secolo e perfezionata nell'Ottocento, permette di rimuovere pitture murali da edifici in demolizione o grave degrado e trasferirle su supporti mobili per conservarle nei musei. Verona, con il suo ricco patrimonio di affreschi medievali e rinascimentali, aveva urgente bisogno di un luogo dove preservare questi tesori.
La collezione del museo si formò gradualmente attraverso campagne di stacco condotte su chiese, palazzi, case private che venivano demoliti o ristrutturati nel corso del Novecento. Gli affreschi provengono da edifici di tutta la città e del territorio veronese, documentando la straordinaria vivacità artistica di Verona dal XII al XVI secolo. Il museo ospita opere di maestri anonimi della scuola veronese, ma anche affreschi attribuiti a pittori documentati come Stefano da Verona, Altichiero, Pisanello.
Il museo fu intitolato a Giovan Battista Cavalcaselle (1819-1897), veronese, uno dei padri della moderna storia dell'arte italiana. Cavalcaselle dedicò la vita allo studio scientifico della pittura italiana, catalogando opere, attribuendo autori, studiando tecniche pittoriche. La sua opera monumentale, scritta insieme all'inglese Joseph Crowe, rimane un riferimento fondamentale per gli storici dell'arte.
Intitolare il museo a Cavalcaselle significa onorare il metodo scientifico nello studio e nella conservazione dell'arte.
Come arrivare
🚗In auto
Parcheggi nei pressi dell’Arche Scaligere e centro città.
🚆In treno
A pochi minuti dalla stazione Porta Nuova.
🚌In autobus
Parcheggi nei pressi dell’Arche Scaligere e centro città.
✈️In aereo
Navetta e autobus dall’aeroporto Valerio Catullo.