Argomento:folderItinerari e guide pratiche

📍 Dove: Piazza Santa Anastasia, Verona (centro storico, vicino al Ponte Pietra)

🕐 Quando visitarla: aperta tutto l'anno; si consiglia la mattina per la luce naturale sugli affreschi

🎨 Da non perdere: il San Giorgio e la Principessa di Pisanello, le acquasantiere con i gobbi, l'Altare Fregoso

ℹ️ Info: ingresso a pagamento per le cappelle principali; gratuito per la navata centrale durante gli orari di culto


Una cattedrale di storia nel cuore di Verona

Nel punto in cui il decumano massimo dell'antica Verona romana incontra la curva dell'Adige e il Ponte Pietra, sorge la Basilica di Santa Anastasia: la più grande, solenne e rappresentativa chiesa della città. Non è soltanto un edificio religioso: è un racconto di pietra e affresco che attraversa otto secoli di storia veronese, stratificando arte, fede e potere in un unico, straordinario spazio.

I lavori iniziarono nel 1290, in piena stagione gotica, voluti dai frati domenicani che avevano ricevuto dal vescovo Manfredo Roberti il permesso di insediarsi in città. La costruzione fu lunga e complessa — una vera impresa collettiva sostenuta da donazioni nobiliari, in particolare dalla famiglia degli Scaligeri — e si protrasse per oltre un secolo e mezzo. La basilica fu consacrata solennemente il 22 ottobre 1471, ma i lavori continuarono per decenni ancora, senza mai completare del tutto la facciata principale, che ancora oggi si presenta incompiuta. Un dettaglio curioso che non manca di affascinare chi la osserva per la prima volta.

Varcare la soglia del portale biforo in stile gotico è già di per sé un'esperienza: cinque archi a sesto acuto sovrapposti, colonne in marmo rosso, bianco e nero, lunette affrescate con la Santissima Trinità. All'interno, l'ampia navata centrale si apre con tutta la sua altezza, divisa in tre corsie da colonne cilindriche monumentali, con volte a crociera che si rincorrono verso l'abside.

Tra le prime cose che catturano l'attenzione ci sono le acquasantiere sorette da due figure di gobbi, diventate il simbolo popolare della basilica: quella di sinistra, risalente al 1491, è attribuita a Gabriele Caliari, padre del celebre Veronese; quella di destra, in marmo rosso, entrò in basilica la domenica di Pasqua del 1591 ed è opera di Paolo Orefice. Goffe e bonarie, sembrano quasi fare il verso alla solennità del luogo.

Il pavimento originale, realizzato intorno al 1462 sotto la direzione di Pietro da Porlezza, è costituito da marmi bianchi, neri e rossi — i colori dell'abito domenicano e del martirio — e conserva al centro del transetto un elegante rosone con lo stemma dell'ordine.

L'opera d'arte più celebre della basilica si trova nella Cappella Pellegrini: il San Giorgio e la Principessa di Pisanello, un capolavoro del gotico internazionale dipinto tra il 1433 e il 1438. Il pittore ha immaginato un mondo cavalleresco e fiabesco, dove i dettagli — i cavalli, i costumi, i personaggi sullo sfondo — sono trattati con una precisione quasi onirica. Da sola, vale la visita.

Non meno preziosa è la Cappella Cavalli, con l'Adorazione della Vergine di Altichiero, unica opera certa del maestro a Verona. Altari, cappelle, affreschi e monumenti funebri si susseguono lungo tutta la navata: opere di Liberale da Verona, Stefano da Zevio, Giovan Francesco Caroto, Francesco Morone, e ancora il celebre Altare Fregoso di Danese Cattaneo — elogiato persino da Giorgio Vasari — si trovano qui quasi fianco a fianco, in una densità artistica difficile da trovare altrove.

Il campanile gotico — alto 72 metri, con cella campanaria a trifore e guglia conica in cotto — chiude il tutto con una verticalità elegante che si vede da lontano, prima ancora di entrare in piazza.

Vale la pena fermarsi qualche minuto anche all'esterno: sotto un arco di passaggio sul lato sinistro si trova l'Arca di Guglielmo da Castelbarco, il primo esempio di monumento funerario "a baldacchino" della storia veronese, predecessore delle più note Arche Scaligere.

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