Piazza delle Erbe è uno dei luoghi più fotografati di Verona, eppure c'è un angolo che spesso non riceve tutta l'attenzione che meriterebbe: il lato nord-orientale della piazza, dove si affacciano le case Mazzanti. Un gruppo di edifici a schiera che, con le loro facciate affrescate nel Cinquecento, restituiscono ancora oggi uno spaccato autentico dell'architettura civile rinascimentale veronese.
Non si tratta di un palazzo nobiliare o di una chiesa: sono edifici nati per ospitare botteghe, mercanti e abitazioni, eppure la loro storia affonda le radici fino all'epoca romana. Proprio nelle cantine del complesso sono stati rinvenuti i resti dell'antica pavimentazione del Foro cittadino, situata circa quattro metri al di sotto del livello attuale, insieme alle fondamenta di un grande edificio romano che condivideva lo stesso perimetro.
Da deposito di grano a monumento rinascimentale: la storia delle case Mazzanti
Dalle origini romane alla Signoria scaligera
Dopo il probabile abbandono medievale — e forse a causa del terremoto del 1117, che causò gravi danni in tutta la città — l'area fu ricostruita nel basso Medioevo. Fu probabilmente Alberto della Scala, signore di Verona tra il 1277 e il 1301, a commissionare la ristrutturazione del complesso: la parte superiore dell'edificio venne destinata a deposito pubblico di grano, tanto da essere denominata nei documenti dell'epoca Domus Bladorum. Al piano inferiore si trovavano invece botteghe, banchi di vendita e abitazioni dei mercanti — un vivace polo commerciale nel cuore della città.
Il complesso era collegato alla vicina Domus Nova tramite un ponticello sopraelevato che attraversava il cosiddetto volto Barbaro, ancora oggi percorribile e uno dei passaggi più affascinanti tra piazza delle Erbe e piazza dei Signori.
Matteo Mazzanti e la trasformazione rinascimentale
La vera svolta arrivò nei primi decenni del Cinquecento, grazie a Matteo Mazzanti, un mercante che aveva progressivamente acquisito botteghe e appartamenti nel complesso. Durante la breve dominazione dell'imperatore Massimiliano d'Austria su Verona (1509–1516), riuscì ad ampliare ulteriormente le sue proprietà, acquistando anche i locali pubblici ceduti dal sovrano al suo luogotenente Giovanni Gonzaga.
I Mazzanti investirono grandi somme nel restauro e nella decorazione dell'edificio: entro il 1529 la facciata sulla piazza era già stata abbellita con partiture quadrangolari. Pochi anni dopo venne chiamato il pittore mantovano Alberto Cavalli, allievo di Giulio Romano, per decorare la porzione d'angolo verso corso Santa Anastasia e per inserire figure negli spazi geometrici già realizzati. A ricordo dell'impresa, Matteo Mazzanti fece apporre una targa celebrativa ancora oggi visibile sulla facciata.
Dopo la morte degli eredi Mazzanti, travolti da difficoltà finanziarie, il complesso fu messo all'asta e diviso tra numerosi proprietari privati. Da quel momento non vi furono più interventi unitari di rilievo, e l'edificio perse progressivamente il suo aspetto omogeneo.
Gli affreschi: un patrimonio sopravvissuto
Ciò che rende le case Mazzanti davvero straordinarie sono i loro 400 mq di superficie affrescata sulla facciata principale: uno dei pochi esempi sopravvissuti di quella tradizione che aveva fatto di Verona una vera e propria urbs picta — città dipinta. A partire dal Quattrocento, la decorazione delle facciate esterne divenne infatti un elemento identitario dell'architettura veronese, con risultati difficilmente eguagliabili in altre città italiane per quantità e grandiosità.
Gli affreschi del Cavalli si trovano oggi in buono stato di conservazione, grazie anche ai restauri condotti negli anni Ottanta del Novecento e poi, in modo più consistente, tra il 2020 e il 2022: in quell'occasione sono state riaperte quattro arcate centrali del porticato al primo piano, a lungo tamponate, restituendo alla loggia il suo aspetto originario.
Il loggiato e il pozzo
Al piano terra, la facciata è caratterizzata da un porticato con sedici colonne rinascimentali e archi a sesto ribassato: ogni colonna è diversa dall'altra per altezza e capitello, molti dei quali recano stemmi di antiche botteghe. Sul retro, lungo via Mazzanti, si trova invece uno dei gioielli meno noti del Rinascimento veronese: un pozzo in marmo rosso di Verona, decorato con foglie d'acanto e stemmi — tra cui il Leone di San Marco — risalente al 1478 e definito dallo storico Luigi Simeoni come il più bel pozzo rinascimentale della città.
Le case Mazzanti meritano molto più di una fotografia scattata di fretta attraversando la piazza: sono un libro di storia aperto su uno dei luoghi più vissuti di Verona.