Il Lazzaretto di Verona: dalle origini cinquecentesche al restauro del FAI
Se stai visitando Verona e ami i luoghi capaci di raccontare storie vere, intense, a volte drammatiche, il Lazzaretto di Porto San Pancrazio è una tappa che vale assolutamente la pena inserire nel tuo itinerario. Non si tratta di uno dei monumenti più citati nelle guide turistiche tradizionali, ma è proprio questo il suo fascino: chi lo scopre, difficilmente lo dimentica.
Situato lungo l'ansa dell'Adige, in una posizione scelta con cura per garantire isolamento dalla città ma facile accessibilità via fiume, questo complesso architettonico nacque nella seconda metà del Cinquecento con uno scopo preciso: accogliere i malati contagiosi lontano dalla popolazione urbana. I pazienti venivano trasportati da Verona attraverso il fiume, imbarcandosi presso il porto di Ponte Navi, e condotti in questo luogo pensato tanto per la cura quanto per il contenimento del contagio.
La storia della sua costruzione è, di per sé, una storia veronese. Il Consiglio cittadino deliberò l'edificazione già nel 1539, affidando il progetto a figure di rilievo della comunità locale, tra cui il priore dell'ospedale dei Santi Giacomo e Lazzaro alla Tomba. Tuttavia, come spesso accade nelle grandi opere pubbliche, i tempi si allungarono: il progetto definitivo venne approvato solo nel 1547, i lavori presero avvio nel gennaio del 1549 e il complesso fu completato addirittura nel 1628. Quasi ottant'anni di cantiere, dunque, ma appena in tempo: nel 1630 Verona fu travolta da una delle epidemie di peste più devastanti della sua storia, che decimò quasi due terzi della popolazione. Al culmine del contagio, nel luglio di quell'anno, tra le mura del Lazzaretto si trovavano contemporaneamente più di cinquemila appestati.
Dal punto di vista architettonico, il complesso originario era imponente: un grande cortile rettangolare circondato da portici su tutti e quattro i lati, con 152 stanze affacciate sui loggiati. Il piano terra era leggermente sopraelevato per proteggersi dall'umidità e dalle possibili esondazioni del fiume; ogni stanza era dotata di camino e servizi igienici, una soluzione sorprendentemente funzionale per l'epoca. Nelle quattro torri angolari si trovavano invece cucine e spazi comuni su più livelli. Il cortile era suddiviso in quattro sezioni da bassi muretti, per separare i pazienti in base alle loro condizioni di salute.
La paternità del progetto
La paternità del progetto è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi: molti, tra cui il contemporaneo Giorgio Vasari, attribuiscono l'impianto originario a Michele Sanmicheli, grande architetto veronese noto soprattutto per le sue architetture militari. Altri storici, invece, ritengono che il merito vada interamente a Giangiacomo Sanguinetto, revisore dei conti dell'ospedale, che avrebbe ridimensionato e portato a compimento l'opera. Quello che è certo è che al centro del cortile si erge ancora oggi il tempietto circolare, il vero cuore simbolico del Lazzaretto: una struttura rotonda ispirata allo stile bramantesco, con un doppio giro di colonne in marmo di ordine tuscanico, una cupola un tempo rivestita di piombo e, in cima, la statua di San Rocco, patrono degli appestati. Al suo interno si trovava un altare a quattro facce, visibile da ogni angolo del cortile, affinché anche i malati più lontani potessero partecipare alle funzioni religiose.
Il destino del Lazzaretto si fece sempre più travagliato con il passare dei secoli. Dopo l'ultima grande epidemia di peste del 1630, la struttura fu progressivamente abbandonata alla sua funzione originaria, poi trasformata in ospedale militare sul finire del Settecento e infine in deposito di munizioni, ruolo che mantenne fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel maggio del 1945, a guerra già conclusa, un'esplosione accidentale — causata da civili che si erano introdotti nel complesso alla ricerca di materiale bellico da rivendere — distrusse quasi interamente l'edificio e provocò la morte di almeno trenta persone, tra cui bambini, donne e anziani. Una tragedia nella tragedia.
Il Lazzaretto oggi
Di quella straordinaria struttura cinquecentesca, oggi rimane in buone condizioni solo il tempietto centrale, restaurato nel 1960 grazie all'impegno del soprintendente Piero Gazzola. I lavori di quel periodo previdero il riconoscimento e il ricollocamento dei blocchi marmorei originali, il consolidamento delle fondazioni e la ricostruzione della struttura fino all'imposta della cupola. Ulteriori interventi di conservazione si sono succeduti nei decenni seguenti, fino a che nel 2014 l'intero complesso monumentale è stato affidato al FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano, inserito nel contesto naturalistico del Parco dell'Adige Sud.
Visitare il Lazzaretto oggi significa immergersi in un luogo capace di far riflettere: un monumento che porta i segni del tempo in modo visibile, quasi orgoglioso, e che restituisce una dimensione della storia veronese lontana dai palcoscenici dell'Arena o dai balconi di Giulietta, ma non per questo meno autentica.