In piazza dei Signori, a pochi passi dalla statua di Dante e dal Palazzo del Podestà, si affaccia uno degli edifici più raffinati del centro storico veronese: la Loggia del Consiglio. Conosciuta anche come Loggia di Fra Giocondo — sebbene questa attribuzione si sia rivelata nel tempo errata — rappresenta uno degli esempi più compiuti di architettura rinascimentale della seconda metà del Quattrocento nell'intera regione.
Oggi sede degli uffici della Provincia di Verona, la loggia non è solo un palazzo storico: è un documento visivo della rinascita umanista della città, costruito per volontà delle élite comunali e decorato dai migliori artisti dell'epoca.
Storia, arte e restauri: cinque secoli di vita della Loggia del Consiglio
Le origini: un progetto collettivo
La storia dell'edificio comincia a metà del Quattrocento, quando il Comune di Verona iniziò a cercare una sede adeguata per le sedute del proprio Consiglio. La decisione arrivò nel 1476: in piazza dei Signori sarebbe sorta una loggia con colonne marmoree, al posto di un palazzo merlato ormai in cattive condizioni e architettonicamente fuori asse rispetto agli edifici circostanti. Per rispettare i nuovi canoni rinascimentali, la facciata fu arretrata rispetto alla piazza, ridisegnandone così la forma e rendendola più regolare.
Contrariamente a quanto si è creduto per secoli, il progetto non è opera del celebre frate architetto Giovanni Giocondo — a cui l'edificio deve ancora oggi il suo secondo nome — bensì il risultato di un lavoro collettivo di umanisti e costruttori veronesi, tra cui si distinse Daniele Banda. Le decorazioni scultoree e pittoriche furono invece affidate ad artisti comacini: tra questi, Alberto da Milano, Domenico da Lugo, Matteo Panteo detto Mazola, maestro Modesto e Beltramo da Valsolda. Furono loro a realizzare gli affreschi sulla facciata — una pratica tipica dell'architettura civile veronese dell'epoca — e a coronare l'edificio con le statue dei cinque veronesi più illustri dell'antichità: Catullo, Vitruvio, Emilio Macro, Plinio il Vecchio e Cornelio Nepote.
I lavori si conclusero nel 1493, consegnando alla città un capolavoro che ancora oggi si può ammirare praticamente intatto nella sua struttura originaria.
Commissioni artistiche e secoli di abbellimento
Nei secoli successivi, l'interno della loggia fu progressivamente arricchito da una serie di opere pittoriche commissionate dal Consiglio cittadino. La prima risale al 1566, quando i pittori Bernardino India e Orlando Flacco furono incaricati di realizzare la tela Beata Vergine col Bambino, fra i Santi Zeno e Pietro Martire: un'opera ancora oggi conservata nell'edificio, che ritrae la Vergine mentre riceve l'omaggio di Verona alla presenza di alcune personalità locali dell'epoca.
Nel 1595, il Consiglio deliberò una serie di commissioni per celebrare i momenti più gloriosi della storia cittadina. Tra le opere realizzate in quegli anni figurano la Dedizione di Verona a Venezia nel 1405 di Jacopo Ligozzi, La vittoria dei Veronesi sul Barbarossa a Vacaldo nel 1164 di Paolo Farinati (1598), la Vittoria dei Veronesi sui Mantovani al ponte Molino nel 1199 di Orazio Farinati (1603), e la Battaglia notturna sul ponte delle Navi di Pasquale Ottino. Alcune di queste tele si trovano ancora nella loggia, altre sono state nel tempo spostate alla Gran Guardia o a Palazzo Barbieri.
Un capitolo a parte merita l'intervento dello scultore Girolamo Campagna, che nel 1606 realizzò due altorilievi bronzei — l'Angelo annunciante e la Vergine Annunciata — collocati al centro della facciata. Considerata la scultura veronese più importante dell'epoca, l'opera fu rimossa durante i restauri ottocenteschi e oggi è conservata presso il museo di San Francesco al Corso, vicino alla tomba di Giulietta.
Nel Settecento si aggiungono altre due opere: Pomponio Trionfatore di Giambettino Cignaroli (1750), ancora presente nell'antisala del Consiglio, e L'eruzione del Vesuvio di Felice Boscaratti, oggi depositata nei magazzini del museo di Castelvecchio, che raffigura Plinio il Vecchio — ritenuto veronese — nell'atto di assistere all'eruzione che lo avrebbe poi ucciso.
I restauri moderni e la protomoteca
Agli inizi dell'Ottocento la loggia cambiò temporaneamente destinazione, ospitando fino al 1837 la pinacoteca civica, sebbene all'epoca le condizioni interne non fossero delle migliori. Seguirono due importanti fasi di restauro: la prima tra 1820 e 1838, focalizzata sugli interni; la seconda, ben più estesa, tra 1870 e 1874, durante la quale l'architetto Giacomo Franco progettò la celebre protomoteca: una raccolta di 110 medaglioni, erme e busti in pietra dedicati a illustri veronesi. Nel corso del Novecento, questa collezione fu in seguito trasferita alla Biblioteca Civica di Verona, dove è tuttora conservata.
La Loggia del Consiglio rimane, nel complesso, uno dei luoghi più affascinanti e meno affollati del centro storico veronese: un angolo di Rinascimento autentico, da non perdere durante una passeggiata in piazza dei Signori.