Argomento:folderItinerari e guide pratiche
Monumento | Palazzo Bevilacqua Dove 📍 | Corso Cavour, Verona Architetto 🏛️ | Michele Sanmicheli (XVI secolo) Caratteristica principale ✨ | Facciata rinascimentale a due ordini in pietra lavorata, progetto incompiuto Da non perdere 👁️ | Busti di imperatori romani, grifoni, cornicione decorato Uso attuale 🎓 | Sede dell'Istituto Tecnico Commerciale "Lorgna Pindemonte" Info ℹ️ | Visibile dall'esterno passeggiando lungo Corso Cavour

Passeggiando lungo Corso Cavour, una delle arterie storiche più eleganti di Verona, è impossibile non fermarsi davanti a Palazzo Bevilacqua. La sua facciata imponente, rivestita interamente in pietra lavorata con precisione maniacale, cattura lo sguardo anche di chi non è esperto di architettura. Oggi sede di un istituto scolastico, questo edificio racconta cinque secoli di storia veronese: di famiglie potenti, di ambizioni mai del tutto realizzate e di un'arte che ha saputo sopravvivere alle spoliazioni e al tempo.

La costruzione risale alla prima metà del Cinquecento e fu voluta dalla famiglia Bevilacqua, una delle casate più influenti della città. Le loro origini erano nel commercio del legname, ma nel corso dei secoli avevano saputo guadagnarsi un ruolo di primo piano nella vita politica e sociale di Verona. Quando i vicini Canossa iniziarono a erigere un palazzo monumentale a poca distanza, i Bevilacqua decisero di rispondere con un progetto altrettanto ambizioso, affidandosi al più celebre architetto veronese dell'epoca: Michele Sanmicheli.

Michele Sanmicheli e il progetto incompiuto

Sanmicheli non era nuovo a opere di grande respiro. Formatosi tra Roma e Orvieto, aveva assorbito la lezione di Bramante e Raffaello, e al suo ritorno a Verona aveva già firmato alcune delle architetture più significative della città. Per i Bevilacqua immaginò un palazzo molto più grande di quello che vediamo oggi: due ali simmetriche, due rampe di scala a tenaglia, una facciata quasi doppia rispetto all'attuale. Il progetto, però, non fu mai completato. Tra cambi di proprietà, spese eccessive e vicende familiari, i lavori si interruppero dopo la realizzazione del solo primo lotto.

Eppure, anche così, il risultato è straordinario. La facciata che si estende davanti a noi — anche se "dimezzata" rispetto alle intenzioni originali — è uno dei più raffinati esempi di architettura rinascimentale del Veneto. Lo si capisce dai dettagli: la posizione asimmetrica del portale d'ingresso, la balaustra che si interrompe bruscamente, i capitelli e le cornici che sembrano aspettare qualcosa che non è mai arrivato.

La facciata è divisa in due ordini sovrapposti: quello inferiore, più massiccio e bugnato, è scandito da finestre inginocchiate e campate ad arco alternate. Quello superiore, più slancio ed elegante, è animato da grandi finestroni ad arco separati da semicolonne con capitelli corinzi, alcuni a scanalature verticali, altri a spirale. A coronare il tutto, un cornicione riccamente decorato con tritoni, girali d'acanto e l'emblema della famiglia — un'ala d'aquila — orgogliosamente esibiti nel fregio. I busti di imperatori romani sulle chiavi di volta, i grifoni che sorreggono i davanzali, le teste di leone sugli archi superiori: ogni elemento parla di potere, nobiltà e ambizione.

I materiali usati sottolineano questa ricercatezza: tufo di Quinzano e pietra di Avesa rivestono le superfici principali, mentre lo zoccolo basamentale è in pietra di Prun. Tutto lavorato a mano, tutto pensato per durare.

Una storia fatta di arte, collezionismo e dispersioni

Oltre che come residenza, palazzo Bevilacqua fu anche un importante centro culturale. Mario Bevilacqua, figlio del committente originale, era un appassionato collezionista: nella loggia superiore del palazzo ospitava una galleria di sculture antiche e un "ridotto musicale", una sorta di salon avant la lettre dove si riuniva l'élite intellettuale veronese.

Di quella collezione oggi rimane poco in città. Le sculture, dopo alterne vicende, finirono per essere acquistate nel 1811 da Ludovico I di Baviera e sono ora custodite nella Gliptoteca di Monaco. I dipinti subirono sorte analoga: tra le opere che un tempo decoravano le sale del palazzo figuravano capolavori di Tintoretto, Paolo Veronese e Giovan Francesco Caroto, la maggior parte dei quali fu trafugata durante le spoliazioni napoleoniche del 1797 e trasportata a Parigi. Alcune si trovano ancora al Louvre; una, il Ritratto di nobildonna del Veronese, è addirittura scomparsa.

Nel 1899 l'ultima discendente della famiglia, la duchessa Felicita Bevilacqua, lasciò l'edificio al Comune di Verona con il desiderio che diventasse un luogo di cultura. Dal 1905 è sede di un istituto scolastico, funzione che mantiene ancora oggi.

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