Nel tessuto storico della città, a pochi passi da Corso Porta Borsari, si nasconde un palazzo che custodisce un primato importante quanto poco conosciuto: Palazzo Della Torre è l'unica opera che Andrea Palladio — uno degli architetti più influenti della storia occidentale — abbia realizzato a Verona. Una presenza discreta, segnata da vicende difficili, ma capace ancora oggi di raccontare molto a chi si ferma ad osservarla con attenzione.
A commissionare l'intervento fu Giambattista Della Torre, facoltoso veronese con una rete di relazioni straordinaria. Era imparentato con famiglie vicentine di primo piano come i Valmarana e i Thiene - questi ultimi già committenti di Palladio - e intratteneva rapporti di amicizia con intellettuali e artisti dell'epoca: il geografo Giovan Battista Ramusio, il medico Giovanni Fracastoro, l'umanista Gian Giorgio Trissino e l'architetto Michele Sanmicheli. Un uomo del suo tempo, colto e ambizioso, che scelse il meglio che il Rinascimento potesse offrire.
Andrea Palladio e il cortile monumentale
L'incarico affidato a Palladio era tutt'altro che semplice: raccordare attorno a un cortile monumentale una serie di edifici già esistenti, di epoche e stili diversi, restituendo all'insieme un aspetto unitario ed elegante. Il cantiere si trovava nella cosiddetta contrada San Marco, in piena città antica, in prossimità della romana Porta Borsari. Una sfida di cucitura urbana, non una costruzione da zero.
I lavori iniziarono con ogni probabilità intorno al 1555, ma procedettero a lungo e con continuità incerta. Alla morte di Giambattista Della Torre nel 1568, il cantiere era ancora aperto. Lo stesso Palladio, nel suo celebre trattato I quattro libri dell'architettura del 1570, ricordò l'opera come già in buona parte ultimata, pur riconoscendone l'incompiutezza. Rimane quindi, come Palazzo Bevilacqua poco distante, uno di quei progetti rinascimentali che la storia non ha permesso di portare a termine.
Di ciò che fu effettivamente costruito, la conoscenza precisa è resa difficile dalla scarsità di documenti originali. I rilievi e le descrizioni redatti a partire dal Settecento - tra cui quelli di Francesco Muttoni e di Ottavio Bertotti Scamozzi - presentano dati spesso contraddittori, e anche le tavole dei Quattro libri si rivelano, in questo caso, una fonte non sempre affidabile. Alcune fotografie scattate intorno al 1908 offrono però uno sguardo prezioso sullo stato del palazzo prima delle devastazioni novecentesche: da quelle immagini emerge chiaramente come solo una parte del progetto originario fosse stata effettivamente realizzata.
Il colpo più duro arrivò nel 1945, quando un bombardamento alleato causò danni gravissimi alla struttura. La porzione più compromessa fu demolita nel dopoguerra e ricostruita con destinazione d'uso completamente diversa: divenne un cinema, rimasto attivo fino agli anni Ottanta del Novecento. Una trasformazione che ha cambiato per sempre i connotati di questo angolo di città.
Nonostante tutto, sopravvivono testimonianze significative dell'intervento palladiano: un maestoso portale d'accesso e, soprattutto, il cortile con colonne e trabeazione, che ancora oggi permette di immaginare la grandiosità del progetto originario. Sono elementi sufficienti per capire perché Palladio avesse scelto proprio questo spazio come centro compositivo dell'intera operazione architettonica: il cortile non era un semplice passaggio, ma il cuore pulsante del palazzo, il luogo attorno al quale tutto avrebbe dovuto ruotare.
Palazzo Della Torre è dunque un monumento che richiede un po' di immaginazione, ma che ripaga chi è disposto a esercitarla. In quella sequenza di colonne e in quel portale sopravvissuto a secoli di trasformazioni si legge ancora, con chiarezza, la firma di uno dei più grandi architetti che l'Italia abbia mai espresso.