"Via Pál": il campo, i tradimenti e il coraggio di Nemecsek
Il Teatro Camploy — in Via Cantarane 32 — accoglie venerdì 27 marzo 2026, alle ore 20:45, uno spettacolo capace di unire generazioni diverse davanti allo stesso palco. Si tratta di Via Pál, adattamento teatrale dell'amatissimo romanzo I ragazzi della via Pál di Ferenc Molnár, proposto nell'ambito della rassegna L'Altro Teatro/city. Una parte dell'incasso sarà destinata ad Abeo, l'Associazione Bambino Emopatico e Oncologico di Verona: un motivo in più per scegliere questa serata.
Lo spettacolo è scritto e diretto da Lorenzo Bassotto, che ha saputo restare fedele alla struttura narrativa originale, pur aprendola a una lettura contemporanea. Consigliato a partire dagli 8 anni, è una di quelle produzioni in grado di parlare davvero a tutti: ai bambini che si immedesimano nei protagonisti, agli adulti che ritrovano nei personaggi qualcosa di sé.
Il punto di partenza è suggestivo: lo spettatore entra nella mente di Molnár mentre scrive, circondato da fogli stropicciati e parole a metà. Da quell'immaginario nascono i ragazzi della via Pál, pronti a trasformare un cortile di Budapest in un campo di battaglia, e i fogli bianchi in veri e propri fortini di legno.
Solo due attori danno voce e corpo all'intera storia, alternando ruoli e punti di vista con una rapidità che tiene vivo il ritmo dall'inizio alla fine. Il pubblico viene trascinato dentro le regole del gioco, le alleanze, le rivalità e le scelte difficili. Al centro di tutto c'è un tema che non smette mai di essere attuale: il tradimento. Non come una semplice etichetta morale — il buono contro il cattivo — ma come una decisione complessa, spesso dettata dal bisogno di appartenere, di essere visti, o semplicemente dalla paura.
Il finale, con il sacrificio di Nemecsek, conserva tutta la sua forza emotiva. Ma in questa versione teatrale si aggiunge uno sguardo ulteriore: come se Molnár, affacciato alla finestra mentre scriveva, avesse intravisto che quella storia avrebbe continuato a ripetersi, in ogni angolo del mondo e in ogni epoca. Perché i bambini difendono il loro spazio con il gioco — e questo, a quanto pare, non cambia mai.
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